TERNI LA CITTA’ CHE NON RIESCE A FESTEGGIARE IL SUO PATRONO SAN VALENTINO: Ce lo invidia tutto il mondo ma a Terni è solo fonte di polemiche.

Sono più di 180 milioni i biglietti amorosi scambiati ogni anno per la festa di San Valentino, questo dato rende il 14 febbraio l’evento più festeggiato dopo il Natale. Il Valentino degli innamorati è l’unico a vantare popolarità globale, che si espande ogni anno abbraccia nuovi continenti, mentre nella nostra città dove potrebbe costituire anche un importante volano per l’asfittica economia locale, è solo fonte di annose polemiche.

In realtà la figura di San Valentino, morto da martire nel 273, è festeggiato ma festeggiato degnamente come patrono a Terni solo a partire dall’Ottocento, ad affermarlo una ricerca sulla Treccani.

“In quegli anni – come è riportato nella Treccani –  la festa di San Valentino diventa la ricorrenza più importante dell’anno, complice la coincidenza con il Carnevale, per cui alla fiera si aggiungono gare di cavalli, giochi e concerti. Nel 1862 il programma prevedeva il Trovatore e Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, mentre a partire dal 1863 si diffuse la pratica di destinare gli utili della tombola all’asilo d’infanzia. A fine Ottocento molte di queste manifestazioni cadono in disuso in coincidenza con il cambiamento di clima sociale e culturale della città che da centro agricolo, grazie alle acciaierie, diventa centro industriale, e la rinnovata popolarità di San Valentino sarà collegata alla sua reinvenzione, allo slittamento e all’ibridazione che il culto del santo subisce su scala globale. Come nel caso della festa di Samhain/Ognissanti/Halloween, si verificano un’espansione e un effetto rebound: il culto si definisce in Europa, oltrepassa la sponda atlantica del Mediterraneo, subisce uno slittamento sin dal nome che da proprio diventa comune (da San Valentino a valentine), ha una diffusione a livello globale. Nella Historia di Terni, compilata da Francesco Angeloni e stampata a Roma nel 1646, non si trova il minimo accenno al patronato del santo sugli innamorati. Nel 1969 tale patronato è apertamente ricordato da Francesco Adamo Pavarine e posto in relazione a una tradizione nata “nei paesi anglosassoni”. L’associazione di San Valentino al patronato degli innamorati si realizza attraverso la tradizione letteraria inglese e francese: alcuni versi di Chaucer, Charles d’Orleans, Shakespeare, solo per citare i nomi più noti, testimoniano tale associazione. Nel corso del XVIII secolo gli stessi componimenti poetici amorosi, indirizzati ad personam il 14 febbraio, iniziano a chiamarsi valentine, diventando un micro genere poetico. Successivamente la valentine discende da un piano più esclusivo a un livello di massa con il diffondersi dell’alfabetizzazione, fino a condensarsi nella forma del biglietto decorato a mano contenente componimenti in rima. Nel 1811, the Connecticut Herald citava un giornale di Londra che riportava la notizia dell’invio di circa 330 mila biglietti d’amore in 48 ore. Nella società dei consumi il culto del santo subisce un’ulteriore variazione. Il sociologo Roberto Segatori ha parlato di “uso sociale di San Valentino” riconducendo il successo del santo alla straordinaria operazione di marketing promossa a livello mondiale da tutte quelle imprese che legano una parte notevole del loro giro d’affari all’equazione emozione/amore=San Valentino=prodotto da vendere/acquistare. Ma ha pure collegato tale popolarità al bisogno di emozioni/amore/buoni sentimenti che circola abbondantemente a livello di massa, specie nei periodi bui della storia mondiale come quelli che stiamo vivendo. L’appeal mondiale del santo è rintracciabile naturalmente anche nella rete. Su Facebook e Google il nome San Valentino produce milioni di risultati, spesso associati, nel caso di Facebook, a gruppi con migliaia di iscritti . Tornando al mondo reale, negli ultimi 30 anni presso la basilica di San Valentino a Terni sono state recapitate migliaia di lettere d’amore provenienti dai quattro continenti. Nella commistione di sacro e profano, di passato e presente, San Valentino vive insomma una nuova vita. I teologi potrebbero obiettare, che si tratta di una “ossessione secolare”, prodotta dal consumismo. Per altri versi la rinnovata fortuna del santo conferma che la devozione è un fenomeno in divenire, qualcosa che palpita e si trasforma a seconda dei tempi, delle nuove esigenze degli uomini e delle donne.”

Insomma mentre il culto, la devozione e il business attorno al giorno di San Valentino  cresce in tutto il mondo, a Terni, la città che solo per il fatto di custodirne le spoglie dovrebbe essere famosa in tutto il mondo, si riescono solo ad alimentare polemiche, con uno scadimento degli “eventi” che dovrebbero festeggiare il Santo degli innamorati al pari di ignobili sagre paesane, con tanto di mosciarelle, nocchie e caciotte esposte dagli ambulanti nelle piazze più importanti della città, in una baraccopoli invereconda.

Nel resto del mondo invece impazza il business legato a San Valentino: uno studio condotto dal portale di couponing online, Cuponation, in 17 Paesi del mondo, mostra un significativo incremento rispetto agli anni passati, pari al 500%, degli acquisti online, per quanto riguarda l’acquisto di fiori e regali nella settimana di San Valentino.

japan san valentino

Solo nel giorno di San Valentino, i fioristi vendono tanto quanto farebbero in una settimana. Nel 2014 i Cargo di Lufthansa hanno trasportato 1000 tonnellate di rose in Germania, che pesavano all’incirca come 1000 automobili. Oltre ai fiori, dal 2015 le fotografie e tutti i prodotti legati ad esse hanno acquistato molta popolarità tra i regali per la festa degli innamorati. Viaggi e vacanze, inoltre, crescono tendenzialmente in questo periodo: una fuga romantica è uno dei regali preferiti per questa giornata.

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In molti paesi, il giorno di San Valentino  si è consolidato come la festa dell’amore e un’opportunità per passare il tempo con il proprio partner. È il caso della maggior parte dell’Europa e del Nord America, ma ormai il fenomeno sta dilagando in ogni parte del mondo, dal Giappone, all’India all’Australia.

A Terni invece si è assistito nel corso degli ultimi 20 anni, a vari tentativi di creare un evento degno di nota, dal carattere non diciamo internazionale ma almeno nazionale, tentativi tutti miseramente falliti.

Il fallimento è dovuto al fatto che la gestione delle politiche legate alla cultura, agli eventi e al turismo,  a Terni da sempre è una gestione meramente clientelare.

Gli eventi e le manifestazioni culturali non sono progettati per far compiere alla città un salto di qualità, sia culturale che economico, la scelta degli eventi da promuovere non avviene con criteri oggettivi, ma si assiste ad una squallida, triste e per certi versi commovente , proliferazione di poltrone, poltroncine e strapuntini per accontentare l’amico di turno che altrimenti nella vita non saprebbe cosa fare.

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Cabine di Regia, commissioni varie, bandi ad hoc, direttori e creatori di eventi sono spuntati come funghi, ognuno con qualcosa da fare, ma nell’insieme per non produrre alcun risultato.

Si parla da anni di un piano di Marketing che è diventato una sorta di presenza occulta, quasi mitologica, nel frattempo, la città sembra abbandonata a se stessa, sempre più ignorata dai flussi turistici e dalle attenzioni dei media nazionali, che la citano solo in occasione delle ricorrenti crisi dell’acciaieria, o purtroppo per cruenti fatti di cronaca.

Le politiche legate  al turismo, alla Cultura ed allo sviluppo del commercio dovrebbero avere una gestione integrata, un unico referente che sia individuato come unico responsabile del successo o degli insuccessi, con una carica che non possa durare più di tre anni, ed al limite rinnovabile in base ai risultati raggiunti.

Questo referente unico deve essere necessariamente un manager competente, perchè nel 2016 non si improvvisa più in nessun settore, figuriamoci in quello molto competitivo in Italia , del turismo e della cultura.

Un manager e non un amico degli amici da accontentare con una poltrona, che si improvvisa esperto del settore collezionando flop,  perchè è su questo che si basa lo sviluppo della città nel futuro, uno sviluppo che sicuramente non può essere più legato alla sola acciaieria. 

Riuscirà la città di Terni a cacciare dal tempio la pletora di Assessori, vincitori di bandi, organizzatori di eventi, creativi de noantri, organizzati in fantomatiche cabine di regia, commissioni e consulte, alla disperata ricerca del gettone di presenza o del rimborso spese o peggio del compenso solo per sbarcare il lunario, e scegliere un manager competente a cui affidare le sorti Turistiche, commerciali e degli eventi culturali del nostro territorio ?

La vedo molto dura, ed intanto quest’anno si è toccato veramente il fondo, con la rivolta dei parrocchiani contro il Vescovo che voleva portare le spoglie del Santo in Cattedrale, invece dei festeggiamenti si sono organizzate le barricate nella Basilica di San Valentino con cori da stadio degni di Ultras da stadio.

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i parrocchiani di San valentino si oppongono al Vescovo Piemontese

Nel Frattempo la città è invasa dai caciottari e dai venditori ambulanti che nulla hanno a che vedere con  San Valentino, con l'”evento” legato al cioccolato che scimmiotta la tradizione Perugina dei mastri cioccolatai mai esistiti a Terni.

Che tristezza ! Da lassù San Valentino ha ordinato tre giorni di pioggia consecutiva sperando che qualcuno capisca che abbiamo veramente toccato il fondo.