RISCALDAMENTI PUBBLICI FUORI LEGGE L’ ORDINANZA ANTI SMOG FA FLOP: E’ il Comune il primo a superare i limiti imposti dal Sindaco

Dal giorno 11 Gennaio il Comune di Terni ha attuato una nuova ordinanza anti smog, istituendo la Zona Zero dove era vietato circolare con auto inquinanti, ed ordinando che tutti gli edifici pubblici e privati avrebbero dovuto abbassare le temperature di esercizio delle caldaie, per il riscaldamento di uffici ed abitazioni.

Queste decisioni inevitabilmente hanno creato notevoli disagi alla popolazione, con molte proteste di cittadini e commercianti, per le limitazioni e i danni subiti.

Proteste che sono aumentate a dismisura quando si scoprì dopo pochi giorni che il Comune di Terni al pari di altre istituzioni pubbliche era il primo a non rispettare l’ordinanza che limita le temperature negli uffici, un sopralluogo effettuato da un giornalista del Messaggero negli uffici comunali, evidenziò lo sforamento dei limiti con temperature estive dentro gli uffici.

L’unica motivazione plausibile poteva essere il fatto che erano i primi giorni di applicazione dei limiti ma non poteva essere comunque una giustificazione per il Comune visto che era lo stesso ente ad imporli a tutti i cittadini.

A distanza di due settimane il Messaggero ha effettuato un nuovo sopralluogo, e la situazione non è cambiata affatto, anzi si può dire che è peggiorata considerando che nel frattempo le temperature sono aumentate sensibilmente e da dieci giorni sono ampiamente sopra lo zero con picchi anche di 17 gradi durante il giorno, ma al Comune di Terni continuano ad avere freddo, ed anche nel nuovo palazzo comunale di Corso del Popolo i termometri segnano temperature ampiamente sopra i 22 gradi, quando invece in base all’ordinanza dovrebbero essere  limitate ai 18 gradi.

mascherina smog bici

Uno spreco di soldi incredibile comune alla maggioranza degli uffici pubblici, se si pensa alle superfici immense da riscaldare, ed infatti anche al Cup della ASL di via Bramante siamo sui 21 gradi, in tribunale si arriva a 23 gradi, mentre al centro per l’impiego di via Annio Floriano siamo praticamente al mare con il termometro che segna ben 25 gradi !

Insomma il Comune fa le ordinanze anti smog e poi è il primo a non rispettarle continuando a riscaldare i propri uffici in modo illegale, e se a questo si aggiungono le auto e i motorini in uso ai vigili e ai dipendenti comunali, che sono vecchissimi ed altamente inquinanti, il quadro è veramente desolante.

La demagogia che si nasconde nel riflesso condizionato che accompagna ogni allarme smog, a cominciare dalle sostanzialmente inapplicabili e inutili ordinanze per limitare la temperatura del riscaldamento, alle limitazioni al traffico che causano solo disagi per i cittadini, contrasta poi con l’attivazione di inceneritori che ammorbano la nostra conca, immettendo sostanze altamente inquinanti nell’aria che respiriamo.

Eppure, persino il vertice tra il ministro dell’Ambiente Galletti, sindaci e governatori delle Regioni non ha potuto fare a meno di mettere sul piatto, tra le varie misure, anche una riduzione del riscaldamento di 2 gradi, confermando quanto già deciso dal commissario straordinario di Roma Francesco Paolo Tronca che in una nota ha informato di aver incaricato “il comandante della polizia locale di effettuare un’attività di controllo sul rispetto delle disposizioni in materia di abbassamento delle temperature di esercizio, a partire dai grandi impianti di riscaldamento”.

inceneritore PARTICELLE

Il quadro di riferimento generale per il funzionamento delle caldaie è regolato dal decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 74. Per quanto riguarda il livello di riscaldamento invernale la normativa prevede che “la media ponderata delle temperature dell’aria misurate nei singoli ambienti riscaldati di ciascuna unità immobiliare non deve superare i 18°C (+ 2 di tolleranza) per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili e i 20°C + 2 per tutti gli altri edifici”.

Un regolamento che può valere come indicazione di massima, ma che chiunque abbia esperienza di faticose assemblee di condominio sa bene, è molto difficile da prendere alla lettera visto che la temperatura di un primo piano non sarà mai uguale a quella di un attico e che quella della parte di edificio esposta a sud non sarà mai uguale a quella esposta a nord.

Ancora più velleitario è pensare, come sembra voler fare il Comune di Terni, che queste norme possano essere fatte rispettare a forza di controlli. “L’esercizio, la conduzione, il controllo, la manutenzione dell’impianto termico e il rispetto delle disposizioni di legge in materia di efficienza energetica – recita sempre il decreto del 2013 – sono affidati al responsabile dell’impianto, che può delegarle ad un terzo”. Per quanto riguarda le sanzioni a carico dei trasgressori, i proprietari e gli amministratori di condominio che non rispettano le nuove norme in materia di climatizzazione e riscaldamento sono passibili di una multa compresa tra i 500 e i 3.000 euro. Multe tra i 1.000 e i 6.000 euro sono invece previste per gli operatori incaricati del controllo degli impianti che non ottemperano al regolamento.

“Ogni comune in realtà ha adottato modalità di verifica diverse – afferma Andrea Poggio – a Milano negli uffici pubblici spetta al Servizio di igiene del lavoro delle Asl mentre nei condomini intervengono dei tecnici, ma possono entrare solo se attivati dalla segnalazione di un inquilino. Nessuno però è così sciocco da chiamare i vigili con la possibilità di prendersi una multa. Succede solo in seguito a liti tra condòmini e per dissuadere questa litigiosità il Comune ha istituito una tariffa di 60 euro a carico di chi fa la segnalazione per ogni chiamata”.

Da Milano a Roma, a Terni come in tutte le città strette dalla morsa delle polveri sottili, risulta dunque ben complicato immaginare in questi giorni squadre di vigili urbani, già alle prese con il difficile compito di verificare la regolarità della circolazione delle auto, fare ispezioni di controllo nei condomini o negli uffici pubblici dove sicuramente nessuno li chiamerà.

Senza contare che ormai circa un terzo degli impianti di riscaldamento degli edifici residenziali è autonomo e quindi le verifiche sulle temperature e l’efficienza delle caldaie andrebbe fatta appartamento per appartamento. Inoltre se si parla di inquinamento dannoso per il clima del Pianeta è un conto, ma ai fini dello smog urbano le nostre caldaie, ormai per la maggior parte a metano, hanno un’incidenza molto modesta mentre il vero pericolo, sono semmai i camini a legna, ancor più difficili da controllare . “Ogni iniziativa che promuove l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di CO2 è benvenuta”, dice il presidente della Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia Dario Di Santo. “Ma sgombriamo il campo dagli equivoci: contro lo smog ordinanze come quella sul riscaldamento non servono assolutamente a nulla”.

Insomma oltre al danno , la beffa, dovremmo sopportare i disagi dell’ordinanza anti smog sapendo che non serve a nulla e che il Comune è il primo a non rispettarla, però prontissimo a multarci.