Un giornale ormai storico per la nostra regione, diventato nel tempo un vero punto di riferimento e di informazione per i cittadini umbri, prima è stato svenduto per soli 50 mila euro, poi in pochi mesi. dopo roboanti e solo annunciate operazioni di rilancio, si è passati alla sua messa in liquidazione.

Sono ancora molti i punti da chiarire in questa triste vicenda, ma su un fatto tutti sembrano essere d’accordo: la messa in liquidazione del Giornale dell’Umbria, resa nota nelle scorse ore da giornalisti, poligrafici e sindacati, rappresenta una delle pagine più tristi per  la nostra Regione, e gli attori principali della nostra comunità, ovvero Politici, Imprenditori, Autorità Governative locali, Sindacati, devono solo fare un collettivo mea culpa, per come questa vicenda si è generata, poi trascinata ed infine conclusa.

Adesso pensare a cosa poteva essere fatto per evitare questa triste conclusione, può sembrare un banale esercizio di stile, ma invece è utile per capire se tutto questo è un disegno mirato, piuttosto che un evolversi negativo di una attività economica, un disegno mirato ad eliminare una testata giornalistica indipendente che poteva dar fastidio, in una regione dove i media locali sono in larga parte controllati direttamente o indirettamente dalla politica.

Ecco perchè riteniamo utile che si vada fino in fondo a questa vicenda, in primis per accertare la verità dei fatti, e in secondo luogo ma non meno importante, per rispetto di tutti i dipendenti del Giornale dell’Umbria, che in questi anni hanno lavorato anche in condizioni precarie, pur di far continuare l’attività della testata.

Lavoratori che di fatto sono stati lasciati soli, in particolare dalla politica locale, in balia delle decisioni della nuova proprietà, decisioni e scelte che hanno avuto solo l’effetto di avviare alla liquidazione il Giornale eliminando cosi tanti posti di lavoro,  con i lavoratori che ora difficilmente potranno essere riassorbiti, in un settore, quello editoriale sempre più in crisi.

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Pubblichiamo di seguito la risposta del cdr del Giornale dell’Umbria alle dichiarazioni contenute sull’atto di liquidazione

Comunicato stampa
del Cdr del Giornale dell’Umbria

Il Comitato di redazione del Giornale dell’Umbria segnala, nella parte in cui vengono chiamati in causa, come destitutite di qualsiasi fondamento e altamente lesive della professionalità del personale giornalistico e poligrafico del Giornale dell’Umbria, le dichiarazioni contenute nel verbale di assemblea del 14 gennaio 2016 della società Gruppo editoriale Umbria 1819 e facenti parte del rogito n. 7807 del notaio Fabio Orlandi di Roma.

Il Cdr ritiene completamente falsa l’affermazione al punto 4) “Rifiuto delle maestranze all’applicazione del piano editoriale di dettaglio varato in data 18 ottobre 2015 e nuove testate editoriali”. Sul punto il Cdr precisa che il direttore Luigi Camilloni si è insediato i primi giorni di settembre e non ha effettuato alcuna comunicazione scritta e ufficiale ai dipendenti in merito al piano editoriale, così come tenuto a fare in base all’articolo 6 Contratto nazionale di lavoro. Piano più volte sollecitato dal Cdr e mai presentato.

Nel verbale si prosegue ad attaccare il personale (definito “maestranze” non conoscendone il significato: dal vocabolario Treccani: Il complesso di maestri operai che lavorano in uno stabilimento, da cui dipendono gli operai più giovani, i garzoni, gli apprendisti; in marina, m. di bordo, l’insieme di calafati, carpentieri, stipettai, che dipendono dal maestro d’ascia. Più com. al plur., l’insieme di operai che lavorano in un arsenale, in un cantiere marittimo, in un complesso industriale o anche nel settore edile: le m. della Fiat; m. portuali, l’insieme dei lavoratori addetti nei porti alle operazioni di imbarco, sbarco, trasbordo, deposito e movimento delle merci o d’altro materiale), colpevole del mancato avanzamento del piano industriale (mai visto dai dipendenti e mai illustrato) per un “sostanziale disallineamento dei dipendenti aziendali”. A tal proposito il Cdr ha protestato per le continue iniziative editoriali avviate senza il previo avvertimento come da contratto nazionale e ha contestato l’affidamento di mansioni e i continui spostamenti, senza alcun ordine di servizio, di colleghi da un servizio ad altre iniziative editoriali. Iniziative in aperto contrasto con il contratto di solidarietà sottoscritto in sede nazionale da Cdr, Asu, Fnsi, Fieg e società e Gruppo editoriale Umbria 1819.

Il Cdr contesta formalmente come ritorsione nei confronti dell’organismo sindacale, nel pieno svolgimento delle proprie funzioni, il passaggio del verbale in cui si afferma che “è stato preso atto della conflittualità presente in azienda con i dipendenti che si rifiutavano di dare implementazione alle disposizioni impartite dai manager della nuova proprietà tanto che in maniera del tutto irrituale e inusuale, oltreché illegittima, veniva respinto per intero il piano editoriale di dettaglio di cui alle specifiche note del dott. Camilloni al Comitato di redazione del quotidiano la nota del 8 novembre 2015 20:37”.

Il Cdr ricorda che il direttore con una mail di poche righe inviava in allegato il nuovo timone del quotidiano, confondendo il piano editoriale (un programma di investimenti, iniziative, organizzazione e linea editoriale) con la nuova foliazione del giornale e dei formati grafici da adottare. Il Cdr in tale occasione ha respinto il nuovo modello di foliazione con tre pagine di osservazioni (file allegato “timone”) ribadendo la propria contrarietà, non vincolante.

Il verbale prosegue nelle accuse ai dipendenti per una “analoga resistenza che veniva opposta ed è stata sistematicamente opposta a qualunque realizzazione editoriale che non avesse una dimensione prettamente localistica e che non fosse approvata dai dipendenti”. Il Cdr precisa di aver svolto il suo compito così come previsto dalla legge e di non aver imposto alcunché al direttore e all’editore, ribadendo che tutte le iniziative della proprietà e delle dirigenza sono state attuate in violazione delle norme del contratto nazionale di lavoro e di quello di solidarietà.

Per quanto attiene il contenuto “localistico” il Cdr ritiene che il Giornale dell’Umbria avesse il suo bacino all’interno della regione, tanto che i numeri delle vendite degli ultimi mesi hanno dimostrato che lo spostamento della linea editoriale su notizie nazionali ha portato solo ad un calo vertiginoso delle vendite in edicola. Per quanto riguarda il capitolo pubblicitario il Cdr non ha strumenti per intervenire, salvo ricordare che sulle pagine del quotidiano sono comparse le pubblicità di Cucinelli, Rolex e Jaguar, senza che le aziende fossero state contattate, con conseguente lettera di diffida.

Il Cdr precisa di aver contestato l’avvio di Umbria Sport in quanto in contrasto con il contratto di solidarietà (che l’editore ha più volte annunciato di voler rimuovere, ma senza dar seguito a tale proponimento) nella parte in cui prevedeva la convocazione di un tavolo nazionale per la reinternalizzazione dei servizi sportivi. Gli altri prodotti editoriali non sono partiti per motivi interni alla società e non per la “sistematica conflittualità in azienda”.

In merito alle accuse di “sciopero bianco”, di ammutinamento (non ci troviamo a bordo di un veliero dell’800) e di autogestione, di “scarico improvviso di ferie”, “assenza coordinate”, “malattie” e “scioperi”, il Cdr ricorda che fino al 9 gennaio il quotidiano è stato regolarmente in edicola e il sito aggiornato, i periodici sono stati editati, che nessuno si è ammutinato o ha autogestito la produzione, ma che il direttore sin dal suo insediamento non ha mai tenuto la riunione del mattino e del pomeriggio, non ha provveduto a regolare gli orari e le turnazioni settimanali di lavoro, che la maggioranza dei dipendenti ha ferie arretrata da un minimo di 15 ad un massimo di 60 giorni, che mai nessuno ha coordinato le assenze e che le malattie tra autunno e inverno capitano. Di contro il Cdr ricorda che l’azienda non ha mai fornito indicazioni scritte delle iniziative in cantiere, non ha mai fornito ordini di servizio scritti. Non ci stupisce, dopo mesi di attacchi a vecchia proprietà, società pubblicitaria, distributori, stampatori e fornitori, che l’ultima mossa sarebbe stata quella di riversare tutta la colpa di una gestione scellerata e incomprensibile su un capro espiatori: i dipendenti, giornalisti e poligrafici.

Questa è la situazione vissuta al Giornale dell’Umbria e testimoniata dai documenti del Cdr con le richieste di incontri, chiarimenti e motivi di protesta, tutti all’interno dei paletti fissati dalla legge e nel rispetto verso i lettori, unico vero patrimonio della testata. Lettori che hanno fatto sentire la propria protesta in forma privata con i giornalisti, sia in edicola non comperando più il prodotto.
I giornalisti e i poligrafici non sono gli artefici di quanto avvenuto, ma ne sono le vittime.

Il Cdr

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