Pubblichiamo integralmente una nota dell’Arch.Danilo Pirro pubblicata sul suo profilo Facebook nei giorni scorsi, sulla trasformazione della piazza più importante della nostra città, Piazza Tacito, trasformazione che l’Arch.Danilo Pirro definisce senza mezzi termini “distruzione”.

Piazza Tacito: la distruzione dello spazio urbano contemporaneo.

 

L’attuale Piazza Tacito sta vivendo progressivamente negli ultimi anni un lento cambiamento della sua immagine originale.

La piazza nelle sue dimensioni attuale è frutto di uno dei primi piani regolatori di Terni (1884), opera dell’ingegnere Pier Gaetano Possenti, che risentiva essenzialmente della cultura ottocentesca rivolta all’igienizzazione e alla monumentalizzazione della città.

Il piano di “Possenti”

Il grande rettangolo della piazza incrocio dei nuovi assi portanti della città, uno collegante il centro storico con la stazione e l’altro le aree industriali divenne la matrice della nuova città in espansione verso nord con lotti regolari di forma rettangolare.

Ai lati della piazza si insediarono edifici di tipo direzionale, con un edilizia di qualità espressione della nuova classe dirigente della città.

Dobbiamo però aspettare la nascita della Provincia nel 1927 per vedere definire in maniera ulteriore questo spazio con la costruzione dell’edificio sede dell’amministrazione Provinciale opera dell’Accademico d’Italia : Cesare Bazzani.

Il linguaggio dell’edificio è “eclettico” e rimanda allo stile “Novecento” di un Del De Debbio del “Foro Italico” di Roma, appesantito di simboli richiamanti la romanità e il fascismo.

La torre a tre archi è un richiamo all’arco Romano, presente in opere coeve come la Stazione Termini di Mazzoni o alla piacentiniana piazza della Vittoria a Brescia. L’arco in questa forma semplificata assurgerà dopo la costruzione del Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR (E42) a simbolo dell’intera architettura fascista.

Dettaglio dei tre archi della torre del Palazzo della Provincia di Terni di C. Bazzani – Fonte sito web Provincia di Terni

 

 

Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur – Roma

Nel 1932 il podestà di Terni Almo Pianetti, bandì il concorso per una nuova fontana monumentale da erigersi nella piazza, il concorso come noto fu vinto dall’architetto Mario Ridolfi, il quale si occupò in una seconda fase, su richiesta dell’amministrazione comunale, anche di ridefinire lo spazio della piazza stessa. Mario Ridolfi che guardava, a differenza di Bazzani, alle innovazioni dell’architettura Razionalista, riprese i tracciati dei piani regolatori precedenti che avevano già disegnato la piazza inserendo “quinte alberate” e marciapiedi con particolare attenzione alle proporzioni della piazza in rapporto alle altezze degli edifici e al diametro della fontana stessa.

Misurazioni su Piazza Tacito utilizzando i disegni originali di Ridolfi

Il tema delle proporzione era sempre stato presente nella cultura architettonica italiana, da Vitruvio fino agli studi rinascimentali di Luca Pacioli sulla “Divina Proportione”.

Nemmeno la rottura con il classicismo, delle avanaguardie del ‘900, aveva eclissato il “numero aureo”, tanto che si ritrova nelle opere di Mondrian, Severini, fino al “Le Modulor “ di Le Courbusier.

una composizione di quadri di P. Mondrian

“Le modulor” di Le Courbusier

I mosaici di Corrado Cagli nella prima versione del 1936
 

La fontana il cui progetto è stato banalizzato “penna e calamaio” è espressione di una cultura dinamica, d’avanguardia, potremmo dire “Futurista”. L’acqua è “il sistema” che governa la luce, non è il mero elemento naturale. L’asta d’acciaio illuminata d’azzurro è la saetta (l’energia) generata dalla caduta delle acque nel fluire delle stagioni (segni zodiacali) disegnati con uno stile omaggiante alla classicità. E’ l’uomo moderno che imbriglia le acque per trarne energia non dimenticando il soprannaturale: il fluire del tempo rappresentato dal ciclo delle stagioni.

 

La fontana di notte (1936)

La piazza quindi diventa uno spazio metafisico, “dechirichiano”, a tal punto che anche le chiome degli alberi assumono una forma cubica, come se fossero l’opera di un’artista surrealista.

la famosa formula della “Relatività”

Una serie di opere di G. De Chirico tratte dal web.

Il progetto di piazza Tacito fu trattato anche dall’architetto Cesare Bazzani a margine del progetto del nuovo palazzo della Provincia. Nel Bazzani pervade l’idea città come opera d’arte sintesi di architettura e urbanistica un concetto caro Gustavo Giovannoni. Nel suo progetto della piazza Tacito contemporaneo a quello di Ridolfi entra nell’architettura come nell’arte la quarta dimensione : il tempo.

Progetto di Bazzani di Piazza Tacito visibile sul sito dell’archivio di Stato di Terni

Il tempo nel progetto di Bazzani è catturato dalla luce, è la luce che determina quell’aspetto “onirico” tipico delle pittura metafisica, la luce artificiale a differenza di quella naturale è immutevole, le ombre come in quadro sono fissate per sempre nelle medesime dimensioni.

La luce “cristallizza” il tempo colpendo le architetture classiche del palazzo della provincia, sovrastato da tre archi che non possono non ricordare le opere di De Chirico e il palazzo della Civiltà Italiana a Roma, il cosiddetto “colosseo quadrato” .

Gli interventi a cui stata sottoposta la piazza negli ultimi ’40 anni: nuove costruzioni, sopraelevazioni, arredi urbani, hanno alterato quell’immagine che la rendeva la piazza il “genius loci” della città di Terni al pari della Cascata delle Marmore.

la piazza appena realizzata (1936)

Piazza Tacito, oggi.

Danilo Pirro , Achitetto.

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