INQUINAMENTO, I NOSTRI BAMBINI POSSONO MORIRE: Mentre i politici ci dicono di stare tranquilli, nella nostra città i bambini sono già a rischio senza bisogno di altri inceneritori

Giocano, corrono, passano molto tempo all’aria aperta. Il loro metabolismo accelerato li espone più degli adulti ai rischi legati all’inquinamento ambientale, inclusi i tumori. Tanto che quelli che crescono vicino alle aree contaminate, già nel primo anno di vita, hanno un rischio di morte per tutte le cause più alto del 4%.

Ma non ne sappiamo molto di più. Perché l’Italia gravida di veleni e sprechi, fatalmente, si è dimenticata i suoi figli. E per poche centinaia di migliaia di euro. Suona incredibile, ma è così: giace da oltre un anno, in un cassetto dell’Istituto superiore di Sanità, il primo progetto di studio epidemiologico dedicato ai bambini che vivono nelle aree compromesse dalle discariche e dai fumi delle industrie disseminate lungo lo Stivale. Costerebbe si e no 350mila euro e tuttavia “il progetto non ha finora ricevuto finanziamenti ad hoc”. Lo si legge nell’ultimo rapporto “Sentieri”, lo studio epidemiologico sui siti inquinati di interesse nazionale (Sin) finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di Sanità. E’ il terzo rapporto ed è stato pubblicato,nel mese di maggio del 2014, sul sito dell’associazione degli epidemiologi. Il settimo capitolo affronta questo tema, poco esplorato, delicatissimo e  anche imbarazzante , dei rischi per la salute infantile tra i residenti in aree contaminate.

 

I BAMBINI SONO I PIU’ ESPOSTI AL RISCHIO – I bambini sono una popolazione ad alto rischio in presenza di inquinamento ambientale, perché i bambini in relazione al peso corporeo, bevono, mangiano e respirano molto più di un adulto: un lattante beve 7 volte di più e respira doppi volumi di aria rispetto ad un adulto! Nei bambini l’eliminazione delle sostanze tossiche è più lenta per un’immaturità fisiologica. Le sostanze nocive causano un danno maggiore trattandosi di organi in via di sviluppo.

Il Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria (Ampp) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha lanciato il progetto “Sentieri Kids” dopo che il progetto “Sentieri” aveva fatto emergere un incremento di mortalità del 5% nel primo anno di vita dei bambini residenti nelle aree Sin. «Proteggere i bambini dall’esposizione involontaria a inquinanti ambientali è una priorità di sanità pubblica», ha dichiarato Ivano Iavarone, che ha costituito un Gruppo di lavoro che dovrà individuare percorsi collaborativi multidisciplinari e multi-istituzionali per lo studio dei tumori infantili nei siti contaminati.
Nel rapporto del ministero della Salute Terni rientra fra i 44 siti più inquinati d’Italia, dalla Val D’Aosta alla Sicilia, quarantaquattro aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge, con oltre sei milioni di persone esposti a rischio malattie, tutte mortali: tumori, malattie respiratorie, malattie circolatorie, malattie neurologiche, malattie renali.

 

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BAMBINI A RISCHIO ANCORA PRIMA DI NASCERE – In tutti i siti ad alto tasso di inquinamento , quindi anche a Terni, sono i bambini i più colpiti, esposti al rischio fin dai nove mesi di gestazione nella pancia della mamma.

BAMBINI A RISCHIO ANCORA PRIMA DI NASCERE– In tutti questi siti, quindi anche a Terni, sono i bambini i più colpiti, esposti al rischio fin dai nove mesi di gestazione nella pancia della mamma.

I tumori infantili sono un indicatore di una trasmissione transgenerazionale del danno. Secondo Ernesto Burgio, pediatra e membro del Comitato Scientifico di Isde Italia, lo studio sul genoma ci conferma che l’attività dei geni è determinata dall’ambiente. Se le catene alimentari e l’aria che respiriamo sono cambiate nella loro composizione molecolare negli ultimi vent’anni, l’esposizione diventa collettiva e transgenerazionale. Tutto quello che avviene nei nove mesi di gestazione rischia di essere più importante di quanto accadrà nel resto della vita perché le mamme esposte a piombo, mercurio, metalli pesanti e polveri sottili rilasciano queste sostanze al neonato o al feto attraverso il latte e il cordone ombelicale. Devono far riflettere i dati divulgati da Patrizia Gentilini, oncologa impegnata nella campagna di tutela dell’allattamento al seno. Il latte materno in Norvegia contiene 40 pg/Kg di diossine, a Milano 80, a Taranto 200 e a Brescia (zona Caffaro) 1200 pg/Kg.

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Su un periodo di 10 anni (1996-2005), in questi siti contaminati, sono stati registrati circa 700 casi di tumori maligni tra i ragazzi di età compresa tra 0 e 19 anni (più di 1.000 casi includendo anche i giovani adulti, 0-24 anni). Con picchi nelle realtà più compromesse della mappa dei veleni.

NECESSARIA UNA PREVENZIONE PRIMARIA DA SUBITO – Se siamo tutti esposti, sin dalla nascita, diventa problematico anche provare correlazioni di causa ed effetto in specifici siti rispetto a nocività ambientali e patologie. Inoltre, come sostiene Fabrizio Bianchi (IFC-CNR, Pisa) che ha contribuito alla realizzazione del progetto “Sentieri”, «ci sono studi di popolazioni per le quali si sa già che ci sono esposizioni a rischio per inquinamenti e contaminazioni ambientali. Che richiedono interventi di prevenzione primaria prima ancora di dimostrare che vi siano eccessi per la salute». Infine, per Benedetto Terracini, past director di Epidemiologia e Prevenzione, «possibili fattori di rischio per i tumori infantili sono sicuri fattori di rischio per altre malattie dell’infanzia e l’evidenza di un rapporto causa-effetto per malattie non tumorali è talmente convincente che non pare sia il caso di aspettare o sollecitare una più forte evidenza scientifica per prendere delle misure di precauzione».

PIU’ DI UN MILIONE DI BAMBINI A RISCHIO – Dalla Caffaro di Brescia a Taranto, dal Polo chimico di Mantova alla Ferriera di Trieste, all’ex stabilimento Ethernit di Siracusa fino ad arrivare alla nostra Terni  si sa che fra tutti coloro che vivono in uno dei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin), circa milione, sono bimbi e ragazzi sotto i 20 anni di età e rappresentano la fascia di popolazione più fragile ed esposta all’inquinamento ambientale. E tuttavia per il Paese della Terra dei Fuochi è come se non esistessero affatto. La strage degli innocenti finora è stata raccontata da lontano, attraverso serie statistiche su tutta la popolazione e dunque mantenendosi sulla superficie rispetto al problema specifico dei bambini. Su di loro grava un buco informativo che arriva da lontano. Basti dire che ancora oggi “ai pronto soccorso, anche nelle zone ufficialmente riconosciute come compromesse come Taranto, non c’è un sistema automatizzato di registrazione degli accessi dei bambini per causa”, spiega Roberta Pirastu, docente alla Sapienza e curatrice del rapporto Sentieri. Significa che se un minore sta male perché intossicato dai fumi di un’industria, viene certo trattato dalla struttura sanitaria, ma il dato di quell’accesso con le cause probabili si perde e non contribuisce alla conoscenza, al monitoraggio e alla valutazione delle ricadute da esposizione ai siti contaminati.

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I nostri figli dovranno giocare cosi ?

BAMBINI MALATI “FANTASMI” E ADULTI IGNAVI– Così gli innocenti, quando sono malati, diventano fantasmi. Il problema della sottostima di queste conoscenze è ben noto agli esperti italiani di epidemiologia. Il 27 marzo del 2013, il tema è stato anche dibattuto in un work-shop tecnico-scientifico organizzato dal Dipartimento ambiente e prevenzione primaria (Ampp) dell’Iss. Il titolo era già di per sé emblematico: “Tumori infantili nei siti contaminati”. In quell’occasione, sono state descritte le evidenze epidemiologiche disponibili sui fattori di rischio ambientale per l’insorgenza dei tumori infantili, e sono stati presentati i dati sull’incidenza in Italia in 23 dei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche coperti dalla Rete dei registri tumori (Airtum). E cosa dicono? Che su un periodo di 10 anni (1996-2005), in questi siti contaminati, sono stati registrati circa 700 casi di tumori maligni tra i ragazzi di età compresa tra 0 e 19 anni (più di 1.000 casi includendo anche i giovani adulti, 0-24 anni). Con picchi nelle realtà più compromesse della mappa dei veleni: a Massa Carrara, area interessata dal siderurgico e petrolchimico, le esposizioni agli inquinanti hanno portato a un eccesso di mortalità del 25% nei bambini sotto l’anno di vita e del48% in quelli da 0 a 14 anni. A Taranto gli stessi valori sono superiori del 21% e del 24%, a Mantova – tra industrie mettallurgiche e cartarie, petrolchimico e discariche e area portuale – addirittura del 64 e 23%

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L’area inquinata di Prisciano uno dei simboli dell’inquinamento a Terni

Ma agli adulti che fanno finta di non vedere questi dati non va meglio perché nelle aree più inquinate d’Italia i tumori sono aumentati anche del 90% in soli dieci anni. L’Italia dei veleni ormai è così, più si scava e più sembra lontano e improbabile l’antidoto che salverà il malato. E questo non vale solo per le ruspe che fanno affiorare fusti interrati. Vale anche per gli studi epidemiologici che nelle aree più inquinate del Paese registrano, anche negli ultimi anni, aumenti preoccupanti della mortalità, dell’incidenza oncologica e dei ricoveri ospedalieri. In particolare cancro della tiroide, tumore alla mammella e mesotelioma.  A Terni «Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: siderurgico e discarica di 2a categoria tipo B rifiuti speciali. Tra gli uomini residenti in questo SIN si è osservato un eccesso della mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori rispetto all’atteso; tra le donne si è osservato un eccesso di mortalità per tutti i tumori e per le patologie dell’apparato digerente».

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Una discarica di rifiuti speciali

 

DATI INCONTESTABILI – Il rapporto sentieri intende approfondire il livello di compromissione della salute dei  milioni di italiani che convivono coi fumi dei camini delle centrali a carbone, intorno alle discariche tossiche o in prossimità delle industrie siderurgiche e chimiche che hanno sversato per anni i loro veleni contaminando terreni e acque.

Le conclusioni, con questi dati, dovrebbero essere un codice rosso per la politica sanitaria e ambientale, a livello nazionale e locale. Per tutti i SIN si chiede di acquisire maggiori conoscenze dei contaminanti presenti nelle diverse matrici ambientali per meglio stimare l’esposizione attuale e pregressa.  

Ma siamo in Italia e non è affatto scontato che succeda, come dimostra il caso dello studio sull’esposizione sanitaria bambini da un anno nel cassetto del Ministero in attesa di 350mila euro di fondi.

Occorre solo vedere se ci sarà la volontà di realizzarle nelle aree produttive compromesse, anche al prezzo di scoprire che il binomio tra lavoro e salute, che divide ormai l’Italia, non può essere risolto dal compromesso.  

E Terni in questo ambito con l’acciaieria che inquina ma da lavoro ancora a tanti ternani ne è forse l’esempio più fulgido.

Ecco perché i politici ternani anziché decidere, avviare controlli sul territorio , fermare le emissioni nocive, si perdono abilmente in chiacchiere, e nel frattempo i siti inquinanti continuano ad inquinare perché danno lavoro a troppe persone, che rappresentano il loro bacino elettorale che devono tutelare a scapito della salute di tutti .

LA THYSSEN E LA SCELTA TRA LAVORO E SALUTE – La Thyssen è indagata dal sostituto procuratore Elisabetta Massini per le infiltrazioni di acqua contaminata da metalli pesanti della discarica di Villa Valle, un’infrastruttura cruciale per le operazioni della multinazionale in Italia. Una delle ragioni che tiene l’azienda tedesca a Terni – città che a differenza di Taranto o Genova è lontana dal mare – è proprio la possibilità di avere questa discarica a pochissima distanza dallo stabilimento: questo permette alla multinazionale di abbattere i costi dello smaltimento degli scarti della lavorazione.

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Le acciaierie di Terni, una città nella città

Le scorie prodotte dalla sola acciaieria sono circa mezzo milione di tonnellate all’anno, cioè praticamente i rifiuti pericolosi prodotti dall’acciaieria di Terni sono più di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti dagli abitanti della regione Umbria, 

Il caso Villa Valle è esploso in tutta la sua gravità quando Anas ha cominciato i lavori per la realizzazione della galleria Tescino della nuova strada Terni-Rieti, con il tunnel che si è inspiegabilmente diretto sotto la collina dei veleni. Con gli scavi è cominciata a sgorgare acqua contaminata dal micidiale cromo esavalente.

 Il settimanale “L’Espresso”  in un recente servizio ha contattato tre epidemiologi di fama: Annibale Biggeri, professore ordinario all’Università di Firenze, Francesco Forastiere, dirigente del dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, e Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino-Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. Biggeri e Forastiere sono noti per avere fatto la perizia epidemiologica nell’inchiesta penale sull’Ilva di Taranto, mentre Gennaro è stato perito per le indagini sull’Enichem di Porto Marghera e sull’Ilva di Genova. Gennaro dichiara: «Collocherei Terni in una sorta di “emergenza sanitaria” a causa delle evidenze emerse dallo studio “Sentieri”, dove risultano in media, ogni anno, 3-4 percento in più di decessi per donne e uomini, rispetto a un atteso standard, stimato sulla mortalità nella regione Umbria».

Anche l’analisi di Annibale Biggeri offre spunti non confortanti: «Nello studio “Sentieri 2014” viene riportato un profilo di mortalità, ricovero ospedaliero e incidenza tumorale per la popolazione residente nel sito di interesse nazionale di Terni che desta preoccupazione». E spiega a “l’Espresso”: «si osserva un aumento della mortalità generale (cioè per tutte le cause) del 4 percento per gli uomini e del 3 percento per le donne, rispetto alla media. E non è facile spostare il dato della mortalità generale. Questo rimanda alle condizioni generali di vita della popolazione dell’area, non ultima la componente ambientale». Biggeri aggiunge: «Mi sento di sottolineare che nel sito di Terni si osservano eccessi rispetto alla media per il complesso dei tumori maligni e per alcune sedi tumorali in un profilo simile a quello documentato ad esempio nell’area di Taranto. Il tumore polmonare registra un eccesso del 14 percento negli uomini e del 18 percento nelle donne, il tumore della pleura legato all’esposizione ad amianto (mesotelioma) mostra eccessi rilevanti, ma anche i sarcomi dei tessuti molli, il tumore del rene e quello della vescica».

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Un volantino dell’epoca in cui a Terni si spingeva per far approvare il progetto Terni Ena, fatto circolare da un sedicente Movimento Disoccupati , per creare consenso intorno al progetto che porto alla creazione dell’inceneritore, con il ricatto psicologico della creazione di posti di lavoro.

Dunque Terni come Taranto? «Fare questi paragoni ha poco senso», corregge subito Biggeri, «nell’area di Taranto si osservano eccessi importanti anche per cause come il tumore della laringe, dello stomaco, del fegato, che non ritroviamo nella zona di Terni. Vanno anche considerate le dimensioni degli impianti siderurgici e anche le differenti tipologie produttive. A Terni ad esempio c’è una produzione di acciai speciali che potrebbe spingerci a valutare altri tipi di esposizione come i metalli pesanti. Però non si può dire “interveniamo solo a Taranto, perché a Terni alcuni indicatori statistici sono di livello leggermente più basso”. A Terni la mortalità dei tumori è aumentata del 4 percento, l’incidenza tumorale del 3 percento e i ricoveri ospedalieri del 4 percento: come si fa a dire che Terni è un posto dove i tumori non sono in eccesso?».

Sia Francesco Forastiere che Valerio Gennaro sottolineano l’importanza di realizzare una ricerca che separi la popolazione di Terni in base all’esposizione, distinguendo i quartieri più esposti alle emissioni della Thyssen da quelli meno coinvolti, altrimenti «il dato su ricoveri e mortalità nelle aree molto esposte viene diluito», illustra Gennaro, sottolineando di temere che «i dati su mortalità e ricoveri dello studio (Sentieri 2014) possano essere sottostimati perché fanno riferimento all’intero comune (quasi 110mila abitanti) senza distinguere le aree fortemente inquinate da quelle con esposizione più lieve o assente del tutto».
Per l’epidemiologo di Genova bisognerebbe sarebbe importante condurre urgentemente anche «uno studio di coorte sullo stato di salute dei lavoratori delle acciaierie, partendo, ad esempio, dai semplici libri matricola». Sulla salute dei lavoratori, ThyssenKrupp ha dichiarato a “l’Espresso” di essere «sempre stata all’avanguardia» e che «negli ultimi anni, è stata effettuata una accurata attività di indagine che ha previsto anche il monitoraggio ambientale (polveri e metalli in ambiente di lavoro) in parallelo a quello biologico (contenuto di metalli nelle urine) per più di 400 lavoratori appartenenti alle aree e alle mansioni considerate a rischio».

STATE SERENI ! – Insomma la ThyssenKrupp ci dice state sereni , ma ormai la politica dello state sereni di stile Renziano è stata superata dalla storia, benchè Renzi sia ancora in carica al Governo, ormai a questi annunci in politichese  non ci crede più nessuno.

Ma in Umbria il Renzismo lo abbiamo visto solo da lontano e allora l’Assessore Fabio Paparelli in questi giorni di intenso dibattito, sull’eventualità che gli inceneritori di Terni possano bruciare rifiuti provenienti dapaparelli stai sereno fuori regione, ha voluto rassicurare tutti i ternani in perfetto stile Renziano con un post sul suo profilo Facebook, in cui ha detto << Il PD che governa la regione ed il Comune di Terni non consentiranno che venga bruciato alcun rifiuto. I Ternani stiano tranquilli ambiente e salute obbiettivi comuni!>>.

Sarebbe da rispondergli in Ternano << Lo sai che Tranquillo è morto inc@@@@@?>>, ma basta andare sul suo profilo e leggersi i commenti di tanti ternani che in alcuni casi con dovizia di particolari gli hanno risposto per le rime .

Io nel mio piccolo gli ho fatto questa domanda <<Fabio Paparelli, è una dichiarazione di facciata o è pronto a dimettersi, SENZA SE E SENZA MA, qualora venga bruciato anche un solo tovagliolo di carta?>> .. ma sto ancora aspettando la risposta.

A me preme ricordare a tutti i politici, che il tempo dello state sereni, dei post e delle chiacchiere, della politica dello scarica barile è finito.

Terni è inquinata, è un dato di fatto, è fra i siti più inquinati d’Italia, è un dato di fatto, i nostri bambini, i nostri ragazzi sono quelli più a rischio, sono di fatto sotto tiro , nel mirino di tante malattie di cui il Tumore è forse quella più eclatante, e anche questo è un dato di fatto.

Allora le chiacchiere non servono più, servono fatti, decisioni immediate per diminuire fin da subito le fonti di inquinamento, ed iniziare immediatamente un piano di prevenzione primaria come hanno consigliato tutti i più importanti esperti .

Perchè di fronte alla salute dei nostri figli non possiamo perderci in chiacchiere, altrimenti anche a Terni prima o poi ci saranno bambini colpiti da malattie incurabili fin dai primi mesi di vita come sta succedendo a Taranto e nella terra dei fuochi.

Per questo in questo articolo abbiamo voluto ricordare Lorenzo Zaratta, che un anno fa moriva a solii cinque anni a Taranto a cui fu diagnosticato – a soli tre mesi dalla nascita – un tumore al cervello. Il bambino era diventato il simbolo della lotta all’inquinamento dell’Ilva di Taranto, dopo che il padre, Mauro (36 anni), il 17 agosto del 2012 partecipò a una manifestazione contro l’inquinamento nel capoluogo ionico mostrando questa foto del figlio intubato.

L’uomo salì sul palco e raccontò il dramma che stava vivendo. “Certo, – accusò papà Mauro – nessuno è in grado di dimostrare il nesso di causalità tra il tumore di Lorenzo e i fumi dell’Ilva, ma la mia famiglia lavorava lì e i miei nonni, mia mamma sono morti di tumore. Mio suocero anche era all’Ilva e mia moglie, durante la gravidanza, lavorava nel quartiere Tamburi. E tutti sappiamo che da quei camini non esce acqua di colonia, ma gas in grado di modificare il dna e provocare errori genetici come quello di mio figlio”.

Sul profilo Facebook dell’uomo il 30 luglio del 2014 è apparso questo post, l’ultimo saluto a Lorenzo da parte del papà:

“Cari amici volevo avvisarvi che Lorenzino ci ha fatto uno scherzetto… ha voluto diventare un angioletto…”.

Ci fu tanta commozione in tutta Italia, tanta rabbia, ma ad appena un anno dalla morte del piccolo Lorenzo abbiamo già tutti dimenticato, fino a quando ci saranno altri bambini che saranno costretti da noi adulti, a diventare angioletti, e allora monterà altra rabbia altra commozione.

 Nel frattempo i nostri politici si perdono in chiacchiere e ci dicono di stare tranquilli.

Francesco Bartoli.

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Un anno fa moriva Lorenzo Zaratta, il bimbo di cinque anni di Taranto a cui fu diagnosticato – a soli tre mesi dalla nascita – un tumore al cervello. Il bambino era diventato il simbolo della lotta all’inquinamento dell’Ilva di Taranto, dopo che il padre, Mauro (36 anni), il 17 agosto del 2012 partecipò a una manifestazione contro l’inquinamento nel capoluogo ionico mostrando la foto del figlio intubato.

 

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